Reggio Calabria
 

Nuovi vigilanti e microcamere contro l'abbandono di rifiuti a Reggio Calabria, Falcomatà: “Metà dei reggini non paga la Tari. Occorre battaglia culturale”

falcomata vigilanti 600E' stata presentata questa mattina, a Palazzo San Giorgio, la squadra di vigilanti chiamata a presidiare i siti della città oggetto di abbondono illecito dei rifiuti. Una lotta senza quartiere agli incivili che il sindaco Giuseppe Falcomatà, insieme al vicesindaco Armando Neri, al dirigente del settore Ambiente Daniele Piccione ed al Comandate dei vigili urbani Salvatore Zucco, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa utile a presentare anche le attività delle decine di microcamere sistemate per identificare e denunciare quanti alimentano il fenomeno delle micro-discariche.
«Questa – ha spiegato il primo cittadino – è un'ulteriore misura sia di aiuto e vicinanza a chi non differenzia perché non riesce, sia un elemento deterrente rispetto a chi vuole continuare ad insistere sulla strada dell'inciviltà. Ringrazio il presidente dei Vigilanti e faccio loro un grosso in bocca al lupo. Mi auguro, possano diventare, insieme al personale della Polizia municipale, elementi di quotidianità nella nostra città cosicché la gente possa percepire maggiore vicinanza e presenza dell'Amministrazione comunale sul territorio».
«Tra i vari compiti – ha continuato Giuseppe Falcomatà rivolgendosi agli operatori volontari – spero possiate avere quello di sensibilizzare la popolazione, soprattutto dal punto di vista culturale, su un tema tanto complesso e delicato. E' necessario restituire alla città la dimensione che i beni comuni non sono del Comune, ma sono di tutti. Su questioni come il contrasto all'abbandono dei rifiuti, sul ripristino ed il mantenimento di decoro, igiene e sicurezza lungo le nostre strade, l'amministrazione comunale sta portando avanti un lavoro che ha bisogno di tempo per affermarsi ed espletare i propri effetti». Ed ancora: «Quella di oggi non è un'operazione spot. E' un nuovo tassello di una visione che si ha sulla città su questo argomento. Una visione che, dopo l'avvio della differenziata, continua con l'incrocio dei dati e la richiesta, presso il Governo, di poter inserire la riscossione della Tari nella bolletta della luce».
«C'è un dato culturale dal quale dobbiamo partire», ha aggiunto il primo cittadino affermando: «In questa città i rifiuti li pagano il 54% dei reggini, ovvero uno su due; parliamo di "fantasmi" che si nascondevano dentro i cassonetti. Grazie alla raccolta differenziata, questo non è più possibile e tantissimi evasori stanno uscendo allo scoperto. Differenziare, si badi bene, è un obbligo e farlo contribuisce a livellare le tariffe per i cittadini. Se in questi anni non abbiamo visto aumenti sulla Tari è perché la raccolta differenziata è passata dal 7% di qualche anno fa al 56%».
Quindi, sull'incrocio dei dati, Giuseppe Falcomatà ha precisato: «Un simile servizio lo abbiamo dovuto inventare di sana pianta. Noi, purtroppo, non avevamo un precedente. Lo abbiamo dovuto organizzare per ovviare ad un problema che ci consente di affrontare l'evasione tributi in maniera seria e approfondita; qualcosa, insomma, che non è mai stato fatto. Dopo una prima partenza, abbiamo avuto i dati che, soltanto lo scorso anno, ci hanno consentito di recuperare 5 milioni di evasione Tari da 1500 "fantasmi tributari". E' poco? E' tanto? Partivamo da zero. Ognuno faccia i suoi calcoli».

Il discorso, più in generale, si è spostato sui controlli e sulla richiesta di più telecamere: «Io sono cresciuto in una città nella quale i beni comuni venivano tutelati e la cultura delle telecamere non c'era. Non serviva, dunque, una telecamera per impedire che fosse bruciata una giostrina comunale, né per evitare che si vandalizzasse un campo da gioco ancora prima della sua inaugurazione e neanche per frenare l'inciviltà di chi prende d'assalto il Lido comunale nella parte appena ripristinata, messa in sicurezza e sulla quale si sta lavorando per riqualificarla. C'è qualcosa di più profondo. Serve uno sforzo collettivo per affrontare una battaglia di tipo culturale. Nonostante ciò, le telecamere ci sono e stanno funzionando. Non sono le foto-trappole che, come in passato, hanno condotto l'Ente a pesanti e soccombenti contenziosi, ma strumenti nuovi, innovativi, digitali che, in maniera rapida ed attraverso immagini nitide in alta definizione, testimoniano e denunciano chi si macchia di queste riprovevoli attività».