Reggio Calabria
 

Locri. La denuncia: "Call&Call, licenziati e “a tratti” dimenticati!”

Ebbene sì. È oramai trascorso un anno dal mio licenziamento. E da quello di altri 125 colleghi del servizio inbound di Call&Call e 14 di quello outbound. E da allora più nulla. Uno dei nostri slogan in quelle settimane tumultuose che portarono a questa triste svolta era " Non siamo numeri". Ecco, per riprendere quell'affermazione, mi piacerebbe proprio con i numeri esporre quanto successo in questo anno appena trascorso.
5: Era il 5 luglio del 2017 quando si aprì la procedura 223 di licenziamento collettivo. Fu uno shock per molti di noi quella notizia. Avevamo compreso da tempo che le cose non stavano andando nel verso giusto ma confidavamo nella nostra Azienda, in quella che per anni avevamo considerato la nostra famiglia. La famiglia per cui avevamo fatto dei sacrifici, come si fa nelle proprie case. Abbassamento orario di lavoro con conseguente diminuzione contributiva e salariale, tredicesima posticipata di qualche mese e tutto ciò che l'Azienda aveva proposto per cercare di sanare la posizione economica della nostra sede. Ma nonostante tutto ciò Call&Call decise, con la "scusa" che la commessa Engie decideva di andare a Casarano, di aprire la procedura di licenziamento collettivo sostenendo di non avere più altre soluzioni per evitare tale provvedimento in virtù dell'impossibilità di collocare i 129 lavoratori su altra commessa. Già all'epoca sembrò poco convincente tale spiegazione e la conferma la avemmo quando, il 15 settembre, il Ministero dello Sviluppo economico rilasciò un comunicato a seguito dell'incontro con i vertici aziendali ed i sindacati in cui, testualmente, il rappresentante del Mise dichiarò che "la non disponibilità ad accogliere proposte che non avrebbero peggiorato il conto economico e la situazione finanziaria di "Call & Call", impone di seguire con molta attenzione le prospettive dell'intera azienda. Oggi ciò che colpisce è la totale indisponibilità a prendere in considerazione una gestione socialmente sostenibile della crisi, adducendo argomentazioni che non reggono alla luce di tutta la strumentazione e dell'impegno garantito dalle Istituzioni". Alla luce di questa dichiarazione, servono altre parole?
26: Era un sabato. Quel 26 agosto di un anno fa. Le segreterie sindacali ed i lavoratori di Call&Call scendevano in piazza per manifestare il proprio dissenso verso la decisione presa dalla società di licenziare 129 persone e chiedevano sostegno ed aiuto alla propria comunità, alle forze politiche, ai mezzi di comunicazione tutti. Un grido di aiuto che è rimasto inascoltato. Ricordo che partecipai a quella manifestazione fiducioso che sarebbe quanto meno servita a dare nuovo impulso alle trattative che erano in corso con i vertici aziendali e che la partecipazione della comunità tutta (Locride e non solo Locri) avrebbe smosso le acque. Ed invece fu un proprio e vero bluff. Un buco nell'acqua. Obiettivamente, quella manifestazione, non fu organizzata nel migliore dei modi. Non vi presero parte né i cittadini locresi (se non una minima parte) né tantomeno quelli dei comprensori vicini. Perché, non dimentichiamolo, i dipendenti che rischiavano il licenziamento provenivano da tutta la Locride. Ma evidentemente un rischio del tracollo dell'economia, anche delle piccole botteghe, a seguito del licenziamento, non ha preoccupato quasi nessuno e, a dirla tutta, non preoccupò neanche alcuni colleghi, ad oggi ancora assunti in Call&Call, che preferirono dedicarsi ad attività (d'altronde era il 26 agosto) postando sui propri social foto e video al mare invece di appoggiare la protesta in atto. Evidentemente sapevano già di non essere minimamente toccati dal licenziamento. D'altronde i criteri utilizzati per lo stesso erano già trapelati il giorno dopo l'apertura del procedimento. Voci di corridoio già avevano anticipato molto. Avevano già indicato ad alcuni il peso, il "carico" per dirla in termini di un noto gioco di carte, che avrebbe avuto un determinato criterio. Anche se qualcuno tentò fino all'ultimo di rassicurarci che non era così. Che, appunto, erano solo voci di corridoio infondate. Così, a conti fatti, non fu. Ed anche dopo quella manifestazione, l'impegno, lo sdegno e gli slogan delle sigle sindacali andarono scemando, sino a scomparire del tutto.

0 – 20: I criteri, appunto. Uno dei criteri adottati in fase di licenziamento, scoprimmo dopo dalle carte, è stato il fattore "fungibilità" e "campagna lavorata". Cosa vuol dire? Semplice. Chi lavorava Enel (commessa presente in Call&Call insieme ad Engie, prima che quest'ultima decidesse di trasferirsi a Casarano) ottenne un punteggio di 20 in quanto già preparato sulla lavorazione della campagna e non necessitante di ulteriore formazione. Chi, invece come me, lavorava Engie ottenne uno zero. Il giorno prima ero un operatore preparato che lavorava la commessa inbound ed avevo le competenze necessarie per farlo, il giorno dopo, non servivo più. La mia fungibilità si era estinta per il solo fatto di non lavorare Enel perchè necessitante di una formazione. Sino a qui tutto bene, ma anche no! Stranamente, però, la società ha motivato la differenza di punteggio in base alla campagna lavorata, ma ha mantenuto al suo interno circa 20 operatori che lavoravano Engie che non sono stati toccati dal licenziamento, in virtù di tutele di legge o punteggi dati dai familiari a carico, e che sono stati formati sulla commessa Enel. A questo punto la domanda sorge spontanea: regge ancora il criterio della fungibilità? Se l'operatore Engie non poteva lavorare Enel a tal punto da meritarsi zero, come è possibile mantenere al proprio interno personale proveniente da quella commessa? Allora, mi verrebbe da dire, la preparazione dell'operatore non dipende dalla commessa lavorata ma dalle capacità individuali. E, quindi, se assunti tutti in Call&Call e mai nessuno ha messo in discussione la nostra preparazione, perché, immagino, avremmo ricevuto lettere disciplinari o saremmo stati oggetto di licenziamento individuale per giusta causa, non ci sarebbe dovuto essere questa disparità di trattamento perché tutti, dopo una formazione, saremmo stati capace di lavorare qualunque commessa. Ed a tutto questo manca un piccolo particolare. Qualcuno si è mai chiesto chi ed in base a cosa venivamo utilizzati sui servizi inbound e spostati sulle commesse? La scelta di lavorare Enel piuttosto che Engie non era personale, ma decisa dai vertici aziendali (in alcuni casi fantasma, in quanto nessuno sapeva dire chi aveva assunto quella decisione). Perché quindi abbiamo dovuto pagare noi per una scelta fatta da altri? Mistero. Così come pare essere un mistero la durata della formazione sulla commessa Enel. Senza volere entrare nel merito, perché non di mia competenza, mi chiedo come sia possibile che esistano versioni contrastanti sulla durata della formazione con tempistiche diverse per la somministrazione della stessa. Ciò che mi rammarica di più è che tali dichiarazioni sono state rese da persone con le quali ho avuto modo di lavorare anche a stretto contatto e che sono miei compaesani. Giovanni Falcone disse "Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi saremmo tutti bravi e irreprensibili". Condivido.
30: La notizia del licenziamento iniziava a circolare. Arrivò persino all'orecchio del senatore Antonio Gentile che, il 30 agosto, presso la sala consiliare del comune di Locri, tenne un incontro per parlare di Zes ed incontrare i lavoratori del Call Center. In quella sede, il senatore, dichiarò testualmente "Data la grave urgenza io sono qui senza fare tante parole, io ci sono! E' un impegno che assumo personalmente perchè comprendo il vostro dramma. Chiederemo l'intervento del Mise e parlerò personalmente con il consiglio di amministrazione dell'Enel per discutere di un possibile modo per aumentare da parte loro l'attuale presenza al call center". Anche l'onorevole Sebi Romeo, in altre circostanze, espresse solidarietà a noi lavoratori e dichiarò "L'ho detto esplicitamente anche ai vertici Call&Call che sarà mia cura accertare che tipo di truffa stanno mettendo in atto, perché spostare i volumi da Locri, sito aziendale più produttivo d'Italia, a Casarano, pretendendo di mantenere immutato l'indice di produttività senza effettuare nemmeno un'assunzione è a dir poco sospetto. Pretenderemo che la legge venga rispettata con l'appoggio di un governo dimostratosi finora assai sensibile alla questione. Anzi, colgo l'occasione per ringraziare il dottore Castano che, in un comunicato pubblico molto preciso, ha trattato l'azienda per come meritava". La solidarietà e la vicinanza ci fu espressa, in quei giorni, da molti esponenti politici. Non ultimo, ricordo la mozione che la consigliera Katy Belcastro presentò il 19 settembre all'assemblea di Palazzo Alvaro, presieduta da Giuseppe Falcomatà, per proseguire nell'interlocuzione con Regione e Governo in merito a tale situazione. Nello specifico, il Consiglio impegnava il sindaco metropolitano "a coinvolgere tutti gli attori istituzionali a intraprendere, ove possibile, percorsi affini a quelli che recentemente hanno portato alla tutela dei lavoratori nelle Città di Palermo e Napoli impegnati in attività analoghe a quelle dei lavoratori della Call & Call, garantendo continuità lavorativa e conservazione della territorialità". Tutte belle parole, bei comunicati. Ma poi? Il risultato di tutto ciò, quale è stato? Passati quei giorni concitati, tutto è stato messo a tacere. Degli impegni assunti dalle forze politiche e civili tutte, nessuno ha più rendicontato. D'altronde meritavano attenzione e considerazione noi lavoratori licenziati? Evidentemente no. Quello che meritiamo sono solo continue passerelle politiche. Dichiarazioni di solidarietà ed impegno che si tramutano in un nulla di fatto. E non ci si aspettava che gli impegni portassero ad un nuovo posto di lavoro o ad una risoluzione della problematica. Questo poteva e può anche non accadere. Non si chiedono miracoli. Ma sarebbe stato bello non essere lasciati soli dopo quel 21 settembre. Passata l'attenzione locale mediatica, è scemato l'interesse. Così come i manifesti di protesta che avevamo affisso alla sede locale di Call&Call sono stati dalla notte al giorno rimossi sparendo nel nulla, così è avvenuto per tutti gli attori di questa assurda vicenda. Con il tempo, anche un incontro per comunicare un esito negativo degli impegni o una momentanea impossibilità di risoluzione del caso sarebbe stato gradito. Ma si sarebbe dovuto guardare in faccia la realtà; si sarebbero dovuto guardare in faccia 140 famiglie che avevano perso il lavoro e, pubblicamente, si sarebbe dovuto ammettere una sconfitta, seppur temporanea. Sarebbe stato più onorevole far questo piuttosto che sparire nel nulla.
1°: Questo numero ha una doppia valenza. Uno e primo. Uno, come unico incontro che ci fu a porte chiuse nella sede del consiglio comunale di Locri nel mese di dicembre 2017. A qualche mese dal licenziamento, il Sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, volle incontrarci per comunicarci che si stava concretizzando qualcosa. Ci chiedeva pazienza ed ottimismo perché vi erano diverse soluzioni attuabili e, probabilmente, dalla fine di Gennaio 2018 qualcosa si sarebbe mosso. Anche quello, fu un incontro isolato al quale non seguì più alcuna comunicazione, alcun aggiornamento. Un impegno preso a porte chiuse e, ad oggi, non se ne conosce l'esito. Primo, come primo cittadino. In quei giorni, in quei momenti, il Sindaco ci fu particolarmente vicino. Ebbe sempre una parola di conforto e sostegno. Era presente fisicamente con noi le notti passate in protesta davanti alla sede del Tribunale penale, anche dopo giornate di lavoro per lui estenuanti al Comune. E' stato presente con noi sul nostro posto di lavoro, divenuto per qualche giorno sede di protesta silenziosa. Era con noi anche il mattino dopo la chiusura della procedura 223 e rispedì al mittente l'ipotesi della presenza dei vertici aziendali che gradivano personalmente procedere al licenziamento tanto che furono costretti a spedire e pagare 126 raccomandate. La sua presenza è stata la spinta a non fermarsi mai quando inevitabilmente quella situazione ti faceva cedere il passo alla stanchezza, alla delusione. Senza di lui e del suo appoggio, a volte anche urlato e con gesti eclatanti, come abbassare la bandiera italiana nella sede consiliare, probabilmente anche quel minimo di attenzione mediatica non ci sarebbe stata. Per quanto apprezzi e sia riconoscente del suo operato non posso, però, fare a meno di essere rammaricato di come anche la sua vicinanza e la sua presenza sia venuta meno con il tempo. Parole ed impegni non sono mai mancate ma, ad oggi, cosa è rimasto di quell'incontro? Cosa è rimasto di tutto quello? Non lo so. Non abbiamo più saputo nulla di quelle soluzioni che sembravano imminenti. Non abbiamo più sentito parlare di noi, chiedere di incontrarci, tenerci aggiornati sulla situazione. Sicuramente il lavoro dietro le quinte non manca, ne sono convinto. Così come sono convinto che in silenzio l'impegno darà i suoi frutti. Ma, mi chiedo, non sarebbe stato opportuno tenere aggiornati gli attori principali di questa situazione? Anche con risposte negative. Non sempre gli sforzi portano a risultati positivi. Non dipende dalla persona e dal proprio lavoro. Ci sono interessi economici e politici che prescindono dal proprio operato. Nessuno ne avrebbe fatto una colpa. Anzi. Avrei, e parlo personalmente senza volermi fare portavoce dei mie colleghi, apprezzato che gli incontri continuassero. Magari sarebbe stata anche l'occasione per organizzare un dibattito a distanza di tempo, un'ulteriore manifestazione, per riportare l'attenzione su quanto successo. Ma forse il mio modo di pensare è errato, dettato dalla rabbia e dalla delusione per quanto successo. Non eravamo numeri, e non lo siamo mai stati. Ma inevitabilmente questo silenzio, seppur motivato da un impegno costante e mai abbandonato, ha fatto sì che mi sentissi così. Un numero. E nulla più ...
Non classificato: Il silenzio di Umberto Costamagna, poi, risulta incomprensibile. Colui che ancora risulta cittadino onorario di Locri non ha espresso pubblicamente nulla. Non ha avuto il minimo rispetto di chi, con il proprio lavoro ed il proprio sacrificio, ha contribuito alla sua fortuna economica. E' vero, lui a noi ha dato il lavoro. Ma ce lo siamo sudato, sino all'ultimo. Ed ogni stipendio è stato frutto non della sua grazia ma del nostro lavoro, del nostro essere, è stato merito nostro. La cittadinanza onoraria è un'onorificenza concessa da un comune ad un individuo ritenuto legato alla città per il suo impegno o per le sue opere. A conti fatti, mi sembra che siano venuti meno questi requisiti. Con il suo comportamento e la sua assenza, il signor Costamagna non mi sembra abbia dimostrato di essere legato alla città di Locri né tantomeno si è constatato un impegno tangibile per risolvere tale situazione. Avrebbe dovuto essere un onore per lui essere un nostro concittadino ma le sue azioni hanno dimostrato il contrario. E non vedo perché non si debba revocare tale riconoscimento. E lo chiedo pubblicamente.
Non sufficiente : Il silenzio dei miei ex colleghi (non tutti, sia chiaro). Una volta licenziati siamo stati dimenticati anche da chi ha condiviso con noi attimi di quotidianità lavorativa e, fortunatamente, ha conservato il proprio posto di lavoro. Solo qualcuno è rimasto al mio fianco, ringrazio pubblicamente Lucia, lei sa! Tutti gli altri sono scomparsi come se tutto ciò che abbiamo condiviso fosse stato nulla. Ore ed ore di lavoro fianco a fianco, supporto lavorativo, condivisione privata di stati di animo e problemi quotidiani. Quelle che sembravano amicizie sincere si sono rivelate conoscenze "interessate" ad altro. Non si basavano su un affetto sincero, su una stima leale, su un rispetto anche delle differenze. No. Era altro. "L'uomo è quello che fa; l'uomo non è altro che la serie delle sue azioni". E le nostre azioni definiscono chi siamo. Sempre e comunque, senza se e senza ma.
Chiudo questo sfogo con un pensiero ai miei colleghi di sventura. "Hai gambe e braccia per rialzarti e continuare ad andare avanti. Hai il cuore per sostenere lo sforzo e polmoni per respirare. Hai la mente per cercare la direzione. Hai l'anima per sognare ancora." Non fate che quanto successo vi condizioni la vita negativamente. Valete, ed anche tanto. "Osa diventare ciò che sei. E non disarmarti facilmente. Ci sono meravigliose opportunità in ogni essere. Persuaditi della tua forza e della tua gioventù. Continua a ripetere incessantemente: "Non spetta che a me"(André Gide)".

Bumbaca Filippo